Un’intervista a Enzo Fasano: il coach si racconta

Un’intervista a Enzo Fasano: il coach si racconta

Il nostro coach, Enzo Fasano, è stato insignito, qualche giorno fa, del “premio Aldo Agroppi in riconoscimento della professionalità, della competenza tecnica e dell’impegno costante dimostrati nel ruolo di allenatore, nonché della capacità di trasmettere i valori dello sport”. Questa la menzione.

Enzo Fasano alla cerimonia di premiazione

Enzo è il nostro coach del settore giovanile e allena anche qualche Age Group, è una persona riservata, schietta, ironica ma soprattutto competente e appassionata del suo sport, il Triathlon. In questi anni, Enzo Fasano ha dedicato tutto il proprio tempo libero alla crescita atletica dei giovani della Livorno Triathlon, presenziando quotidianamente ad allenamenti in vasca, in bici e in pista, con qualunque condizione meteo e di salute, fermamente convinto che lo sport sia un arricchimento educativo per i ragazzi, non una distrazione né una perdita di tempo e che un sano agonismo aiuti a crescere persone migliori.

Ho voluto intervistarlo brevemente per far conoscere meglio a tutti chi è Enzo Fasano, ex-atleta (per ora … ma lo aspettiamo sui campi gara, ndr) e allenatore e che ruolo ha avuto e ha nella nostra squadra.

Allenamento sui rulli e in pista

Qualche giorno fa hai ricevuto il premio “Aldo Agroppi” in occasione delle premiazioni delle benemerenze sportive organizzate dal CONI cittadino e dal Comune di Livorno, una sorta di “premio alla carriera”? Parlaci del tuo percorso formativo.

Parlare di premio alla carriera mi inquieta un po’, di solito sono riconoscimenti che vengono assegnati a chi è arrivato al termine della propria attività e invece a me piace parlare più di un premio per quello che ho fatto finora, mettendomi a disposizione dello sport e, per il premio alla carriera, aspettiamo un altro po’ di anni!

Il mio percorso formativo parte dal nuoto, dapprima come atleta e poi anche come allenatore dei più piccolini, già a partire dai miei 18 anni. Lo sport è sempre stata la mia grande passione e portare a termine il corso di studi ISEF (l’attuale facoltà di scienza motorie, ndr) mi ha consentito di avere un’ampia veduta su più sport e mettere insieme nozioni diverse, per poi dedicarmi definitivamente ad allenare il triathlon, svestendo sostanzialmente i panni dell’atleta.

Prima di diventare allenatore sei stato un atleta fortissimo: nuotatore prima e triatleta poi, come hai vissuto la tua carriera agonistica?

La mia carriera agonistica è iniziata prestissimo e l’ho dedicata al nuoto e al nuoto per salvamento sino ai miei 23 anni. Ero un perfezionista e pretendevo moltissimo da me stesso, sia nel pormi degli obiettivi, sia nel metodo di lavoro e questa mentalità l’ho portata con me quando sono diventato allenatore. Sono stato un grande stakanovista e lavoratore, uno che non lasciava niente al caso, che curava ogni minimo particolare. Ecco, ora quell’ossessione positiva al dettaglio e alla disciplina è quello che ricerco nei miei atleti.

Quando mi sono dedicato al triathlon questa disciplina in Italia era agli albori e tutti quelli che vi si sono dedicati erano ex-nuotatori, ex-ciclisti o ex-podisti: non esisteva il triatleta nel senso attuale del termine. Io ero un ex nuotatore molto forte e un buon ciclista, ma mi mancava la corsa per fare dei risultati e spesso mi sono dovuto accontentare. Come si è capito, ero uno cocciuto e intransigente con me stesso, per cui questo “deficit” non mi ha mai scoraggiato, non ho mai mollato e quando sono riuscito a impostare bene la gara anche nella frazione di corsa, ho ottenuto dei buoni piazzamenti.

1992 – Nazionale Italiana Nuoto per Salvamento. Enzo Fasano, il secondo da sinistra

Quando hai deciso di allenare? Vista la tua formazione universitaria, oltre al triathlon hai allenato altri sport?

Ho iniziato ad allenare quando ero ancora atleta, verso i 18 anni: accompagnavo il mio allenatore a fare i corsi estivi ai piccolini e insegnavo nuoto, per cui si può dire che ho sempre allenato.

In seguito mi sono occupato di preparazione atletica soprattutto nel calcio, con il settore giovanile del Livorno Calcio; ho anche seguito qualche squadra di pallacanestro e di pallavolo e anche una persona nella preparazione atletica del judo.

Per me si è sempre trattato di sfide che ho accolto volentieri, un’occasione per mettersi in discussione e imparare nuove cose.

Nel ruolo di preparatore atletico del Livorno Calcio Giovanile

Quali sono i valori che insegni ai tuoi giovani atleti?

Ai miei giovani atleti cerco di trasmettere i valori della lealtà, del rispetto dell’avversario, l’amore per la vita e il “non avere paura” nell’affrontare una gara o un avversario temuto, così come anche nell’affrontare un esame o un’interrogazione: con un’adeguata preparazione, mettendoci tutte le proprie energie e credendo in quello che si fa possiamo affrontare tutto, di petto e senza piangersi addosso.

Consigli pre-gara

Si parla spesso di burnout e abbandono dello sport da parte degli adolescenti. Cosa ne pensi? In che modo cerchi di arginare questo fenomeno tra i tuoi atleti?

L’abbandono giovanile nello sport è elevato e i fattori sono molteplici, spesso molto soggettivi. Quello che cerco di fare io per “tenere” i miei ragazzi è di creare un gruppo che stia bene insieme anche al di fuori dello sport, l’aggregazione e l’amicizia sono fattori fondamentali in una squadra. Tanto per fare un esempio, sono molto fiero del fatto che siano ancora in squadra diversi ragazzi classe 2005, che hanno iniziato con me all’età di 10 anni e ancora “mi sopportano”. A parte gli scherzi, per me è un privilegio aver visto crescere in tutti i sensi, e non solo dal punto di vista atletico, generazioni di ragazzi e l’obiettivo è continuare in questa direzione.

Sappiamo che alleni anche gli adulti: parlaci della tua esperienza.

Fare l’allenatore con gli adulti è una sfida che accetto sempre volentieri: incastrare gli allenamenti tra gli impegni di lavoro, la famiglia e tutto il resto non è semplice, ma gli adulti che seguo sono sempre molto motivati, hanno tutti un loro “sogno atletico” e quando li porto a realizzarlo per me la soddisfazione è immensa perché percepisco la loro gioia, pur nella fatica.

Qual è stata la tua più grande soddisfazione da tecnico e allenatore finora?

In questi anni le soddisfazioni individuali, di atleti che hanno raggiunto grandi obiettivi, non sono mancate, ma ho avuto anche molte soddisfazioni legate alla realizzazione di piccoli step molto importanti da ciascuno dei giovani che seguo.

Le soddisfazioni più grandi (per me una vera e propria linfa vitale) sono sempre i podi di Squadra che abbiamo ottenuto – e in questi anni sono stati tanti – che ci vedono stabilmente tra le migliori società in Italia, accanto a realtà ben più strutturate.

Cosa hai mente per il futuro?

Ogni volta che ho intrapreso un percorso sportivo con un atleta o con una squadra ho sempre fissato il mio obiettivo molto in alto e, per il 2026, il mio obiettivo è quello di portare la Livorno Triathlon a fare un salto definitivo come Società. E qui ci servirà anche il sostegno dei nostri mitici Age Group: il gruppo degli adulti, atleti capaci ed entusiasti che davanti alle sfide non si tirano mai indietro e che, insieme ai giovani, possono fare la differenza!

Serena Rossi