Notizie dall’Africa

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Perché non si vive di solo triathlon…grazie Beppe per quello che fai!

Pubblichiamo questa e-mail che ci è giunta da un nostro compagno di squadra/amico che è in Africa (Paoua, Repubblica Centroafricana) con Medici Senza Frontiere

Beppe SorianiCari tutti,

eccomi di nuovo in giro. Ancora una volta in missione con Medici Senza Frontiere.
Stavolta vi scrivo da Paoua, una città che si trova in una remota regione di uno dei paesi più poveri del pianeta. La Repubblica Centroafricana. Dove guarda caso, oltre alla povertà e’ presente pure la guerra. O quasi.  Pochi mesi fa c’è stato un colpo di stato, l’ennesimo. Ed e’ probabile che la situazione di semi-anarchia che c’è da qualche mese sfoci in una nuova e sanguinosa guerra civile.
Medici Senza Frontiere è qui perché in questi ultimi tempi sono stati perpetrati massacri inimmaginabili. Soprattutto donne e bambini. E nessuno lo sa. In televisione non farebbe notizia. Non  ci sarebbe un aumento di audience raccontare al telegiornale delle 20 che in un poverissimo paese dell’Africa centrale vengono uccise migliaia di persone.
Paoua è veramente una città sperduta nella foresta africana. Si trova vicino al confine con il Camerun e il Ciad. Andate sul mappamondo e vedrete che sarà un impegno trovarla!
Sono arrivato qui con un piccolo velivolo ad elica delle Nazioni Unite partito dalla Capitale Bangui, unico mezzo per raggiungere queste zone. Le strade sono tutte chiuse, il rischio di aggressione è troppo alto. Quando sono sceso dall’aereo sono stato “rapito” dai miei colleghi dell’equipe MSF e portato immediatamente in zona sicura.Beppe Soriani In ospedale. “Si vive segregati – mi dice Delphine, capo missione di Medici Senza Frontiere a Paoua – possiamo stare nella nostra casa-bunker oppure in ospedale, e per andare e venire dobbiamo essere scortati”. Tutto questo per paura di aggressioni e soprattutto per i rapimenti, attività diventata molto redditizia per bande armate e terroristi in vari paesi disastrati dalla guerra. E ovviamente per motivi di sicurezza. Qui molti soldati vanno a giro con il kalashnikov a tracolla con estrema naturalezza, come in Italia la gente va in giro con gli zainetti. Il giorno segregato in ospedale e la sera segregato in casa!
 Beh, non mi resta altro da fare che lavorare, e tanto. Dalla mattina alla sera, appunto.
 “Oggi non molte patologie: solo un’ernia strozzata ed uno sparato da rattoppare”. Così ha esordito ieri Jacob, infermiere efficientissimo del reparto di chirurgia. Per loro vedere ferite di guerra è all’ordine del giorno. Da anni. Io invece non ci farò mai l’abitudine. E ne ho viste! Comunque al momento nessuna ferita da arma da fuoco veramente seria.
In ospedale molti dei pazienti sono bambini. La pediatria è il reparto più grande dell’ospedale: 80 letti. Al momento solo due bimbi con ferite da arma da fuoco. Qualcuno con problematiche di tipo traumatico. Molti con problemi di malnutrizione, moltissimi con patologie infettive. Ho visto patologie quali il tetano ed altre malattie infettive che ho studiato quando ero studente universitario ma che non mi era capitato quasi mai di vederle dal vivo. E ancora gastroenteriti gravi, polmoniti…. E poi lei. La regina incontrastata delle malattie infettive in Africa. La malaria. Anche in Repubblica Centroafricana come in molti altri paesi africani è lei a farla da padrone. Qui c’è la Falciparum, la più temibile. Causa un’anemia molto grave e spesso si muore. Per fortuna abbiamo una piccola banca del sangue e dei bravi medici ed infermieri locali che riescono ad individuarla subito ed a iniziare la terapia così da salvare la maggior parte di questi
 bimbi. Avere a disposizione del sangue fresco è un’importantissima risorsa. Se penso che in Sud Sudan non avevo niente, neppure l’energia elettrica per Beppe Sorianioperare, figuriamoci un frigo per conservare a 4 gradi delle sacche di sangue! Qui a Paoua inoltre abbiamo tanti, tantissimi donatori. Funziona così: chiunque viene in chirurgia per farsi operare in elezione per patologie semplici tipo ernie etc. deve obbligatoriamente donare almeno 300 cc di sangue. E il problema sangue è risolto. Metodica efficace, direi, da importare subito in Italia!
L’equipe di Medici senza Frontiere a Paoua è a maggioranza francese con un “infiltrato” italiano (il sottoscritto), un medico del Burkina Fasu ed una dottoressa indiana naturalizzata americana che fa morire dalle risate per il mescolone che fa con parole inglesi e francesi. E’ un bel gruppo anche se poi non ci si vede molto, ognuno impegnato nel suo lavoro dalla mattina alla sera. Più di una volta però sono riuscito a metterli tutti d’accordo a cena davanti ad un ottimo caffè italiano fatto con una bellissima moka Bialetti scovata in un cassetto della cucina (come avrà fatto ad arrivare fino qui….) ed una miscela di caffè appena macinato messo in valigia prima di partire. Tra qualche giorno organizzerò una serata italiana con pasta fatta in casa ed altri piatti labronico-italici.
Vi terrò informati sugli sviluppi.

Beppe

P.S. Notizia dell’ultima ora: ho aspettato a mandarvi la  mail perché mi hanno chiamato per un’urgenza. L’urgenza era: colpo di macete in pieno viso! Incredibile! Il naso sezionato a metà! Da film dell’orrore!

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